Info
Artista visivo Hans van Wingerden, laureato all'Accademia Reale 's-Hertogenbosch, Paesi Bassi, 1974, sotto la direzione del nominato statale Ger Lataster Hans van Wingerden è stato nel 1977 il vincitore di uno dei premi olandesi più importanti, il Sussidio Reale 1977 Mostre nei Paesi Bassi e all'estero Opere in possesso di: Rijksdienst Beeldende Kunst, Paesi Bassi Stedelijk Museum, ‘s-Hertogenbosch, Museum Krona, Uden. Bonnefanten Museum, Maastricht, Molte aziende e privati
Hans van Wingerden
Professione: artista visivo/curatore/consulente
Formazione: Koninklijke Akademie voor Kunst en Vormgeving a 's-Hertogenbosch, 1969/1974
Riconoscimenti:
Koninklijke Subsidie 1977, Premier Artist Prize 2025, Artist Index Prize 202
Mostre: (dal 2000 ad oggi)
Solo, tra le altre
2026 Hedendaags Kunstkabinett, 's-Hertogenbosch
2010 Hooghuis Foto tentoonstelling, Heusden
2000 WTC, Amsterdam
Collettive, tra le altre
2025 Open Atelier + tentoonstelling, 's-Hertogenbosch
2025 Plaatsmaken, Roermond
2024 Nieuwe Kunstruimte, 's-Hertogenbosch
2023 Open Atelier + tentoonstelling, 's-Hertogenbosch
2022 Noorderkunstlicht, 's-Hertogenbosch
2021 Kunstroute, 's-Hertogenbosch
2019 Poezie, Theater a/d Parade, 's-Hertogenbosch
2018 Cultuurcentrum Zwaneberg, Heist op den Berg, Belgio
2005 Kunstcentrum Keg, Schijndel
2001 Stokpunt, 's-Hertogenbosch
Di Marta Puig, Redattrice/Curatrice Hedendaags Kunst Tijdschrift. (presentazione parziale)
Van Wingerden, nato nei Paesi Bassi e formatosi all'Accademia d'Arte e Design di 's-Hertogenbosch (1969-1974), emerse negli ultimi giorni del modernismo e nell'avvento del dubbio postmoderno. Nel 1977 ricevette la prestigiosa Sovvenzione Reale e abbracciò inizialmente la precisione tecnica del fotorealismo. Ma come osservò in seguito, la laboriosa fedeltà del mezzo ai dettagli superficiali non risultava adeguata alla sua profonda esplorazione artistica. Il dominio della fotografia, la riproduzione meccanica che Walter Benjamin chiamò 'l'appassimento dell'aura', costrinse Van Wingerden a chiedersi cosa l'arte potesse ancora conservare in un mondo di riproduzione incessante. Il suo viaggio dal realismo al concettualismo non fu quindi una mutazione stilistica, ma un allontanamento filosofico. Attraverso i decenni, l'opera di Van Wingerden articola un arco filosofico coerente, dalla rappresentazione alla rivelazione, dall'immagine all'idea. Il suo lavoro si colloca all'incrocio tra la forza fenomenologica di Dan Flavin, la coscienza morale di Joseph Beuys e il gioco semiotico di Duchamp, ma rimane inconfondibilmente proprio. Dove Flavin cerca di dematerializzare la scultura attraverso la luce, Van Wingerden rimaterializza l'etica attraverso l'illuminazione. Il suo neon, a differenza della purezza industriale di Flavin, porta con sé il residuo della storia, lo spirito delle fabbriche, la memoria del lavoro, la malinconia del declino della civiltà. Recuperando questi elementi scartati, pratica quella che si potrebbe chiamare un'archeologia del contemporaneo, dove ogni opera è un luogo in cui il passato materiale confronta il presente ideologico. La dedizione di Van Wingerden alla precisione concettuale è pari alla sua sensibilità per il significato. Le sue installazioni non sono didattiche; invitano alla contemplazione. Operano in ciò che Merleau-Ponty descrisse come "il chiaro invisibile", lo spazio dove il significato coincide con la coscienza. Lo spettatore non guarda solo l'opera, ma viene coinvolto nella sua logica. La luce che illumina, rivela anche. Non si può stare davanti a mensenrechten o het Z-woord senza sentire l'inquietudine etica dello spettatore. Per comprendere il posto di Van Wingerden nella scena artistica contemporanea, bisogna guardare oltre il suo background stilistico e concentrarsi sulla risonanza filosofica. In un mondo dell'arte dominato dallo spettacolo e dalla ripetizione sostenibile del mercato, la sua pratica sottolinea il primato del pensiero. Appartiene a una generazione di artisti per i quali l'arte è un atto epistemologico, un mezzo verso la conoscenza. Le sue opere sfidano la passività del guardare e costringono lo spettatore a considerare l'immagine invece di consumarla. In questo modo, ripristina la funzione critica dell'arte in una cultura che ha largamente abbandonato la critica. Inoltre, l'opera di Van Wingerden incarna una forma di ecologia etica, riciclando materiali scartati in nuovi sistemi di significato. Il neon salvato da fabbriche demolite diventa una metafora di redenzione, la possibilità che anche in mezzo alle rovine del progresso la luce persista. La sua arte parla così alla nostra crisi collettiva di significato nell'Antropocene. Ci ricorda che l'illuminazione, sia letterale che figurata, deve essere guadagnata, non presunta. Dove le prime avanguardie cercavano di sfumare i confini tra arte e vita, il progetto di Van Wingerden può essere visto come un'inversione: ripristina l'autonomia dell'arte proprio per avvicinare criticamente la vita. Le sue opere non imitano il mondo; lo diagnosticano. Attraverso un linguaggio di radiosa moderazione, espone l'ipocrisia della civiltà moderna, l'illusione della libertà, la mercificazione della verità e l'intorpidimento della visibilità costante. Eppure, nonostante tutta la critica, le sue opere non sono ciniche. Portano in sé una silenziosa fede nella coscienza, una fede che l'arte possa ancora risvegliare la consapevolezza. Oggi, mentre continua a produrre dal suo studio nei Paesi Bassi, espone in tutta Europa e riceve riconoscimento da musei e collezioni private, Van Wingerden è considerato uno dei rari artisti che combina raffinatezza tecnologica con profondità metafisica. La sua ricezione del Premier Artist Prize (2025) e dell'Artist Index Prize (2025) conferma solo ciò che la sua opera dimostra da tempo: che il significato, quando perseguito con integrità, rimane rilevante. In questo risiede il suo significato duraturo. Hans van Wingerden non è solo un artista della forma, ma anche del significato, un alchimista dell'illuminazione che trasforma rifiuti industriali in riflessione metafisica. In un'era di sovrabbondanza visiva, ci ricorda che la vera luce non proviene da ciò che vediamo, ma da ciò che possiamo infine comprendere.
Di Marta Puig, Redattrice Curatrice Rivista d'Arte Contemporanea. (visualizzazione parziale)
Per il mio altro lavoro visivo potete visitare il sito: www.hansvanwingerden.nl
CV
Esperienza
- 1974Activiteiten Kunst, Fotografie
Sinds 1995 maak ik conceptueel werk over diverse onderwerpen, waarbij ik een kritisch perspectief op het menselijk functioneren aanspreek. Naast de technische integratie inspireerde het me ook om mijn intellectuele doelstellingen vorm te geven. Dit omvat ook toepassingen van fotografie, schilderkunstige effecten, elektronica, leds en neonverlichting als mogelijkheden voor visuele expressie. Het neon is meestal afkomstig uit oude fabriekspanden, waarvan ik er veel in de jaren negentig heb gesloopt en zo van de ondergang heb gered. Het voelt goed om het in mijn werk een nieuw leven te geven, in